2 paesi, 3 città diverse, 2 mesi interi, 16 laboratori e centinaia di persone incontrate. Questi sono solo alcuni numeri della nostra esperienza di mobilità in Sudafrica e in Namibia da Aprile a Luglio, ma durante questo periodo abbiamo scoperto molto di più, abbiamo incontrato diverse difficoltà che però sono state superate lavorando insieme agli attori locali come squadra. Ma cominciamo dall’inizio.

Siamo partiti dall’Italia ad Aprile con una conoscenza base della cultura San: non appena siamo arrivati a !Kwha ttu, un centro culturale per la preservazione della cultura e l’educazione San vicino a Cape Town, per implementare il nostro primo workshop abbiamo immediatamente capito che non si è mai abbastanza pronti. Tutti gli articoli e i libri che abbiamo letto prima di partire, ci hanno dato una panoramica della storia e della cultura San, ma non ci hanno mai spiegato come interagire con le nuove generazioni, quali sono i loro sogni e quali percezioni della vita hanno. L’obiettivo del primo workshop è stato quello di creare un poster che mostrasse una visione personale della cultura San ed è stata la prima pietra miliare di un programma educativo volto a potenziare i giovani con abilità comunicative al fine di renderli più coscienti del loro potenziale e ad aiutarli così nella ricerca di un lavoro.

 Appena abbiamo iniziato il workshop, gli studenti erano molto timidi e parlavano poco, specialmente quando abbiamo presentato l’attività da svolgere, sembravano un po’ a disagio e disorientati. Probabilmente nella loro mente pensavano: eccoci di nuovo, altri ricercatori che vogliono studiare la nostra cultura, la nostra gente e vogliono sapere come viviamo e cosa ne pensiamo a riguardo.

Questo fu il momento in cui abbiamo realizzato che probabilmente l’atteggiamento accademico con loro non avrebbe funzionato. Possiamo svolgere tutti i workshop che vogliamo, ma prima dobbiamo trovare un canale di comunicazione condiviso e accomodante per entrambi, altrimenti tutti i risultati si riveleranno inutili o pilotati. Quindi, abbiamo semplicemente deciso di prenderci un minuto per riflettere e abbiamo realizzato che: questo non è né lo scopo del progetto né l’approccio che avremmo personalmente nella vita. Così, invece di ricevere e raccogliere soltanto i loro racconti, abbiamo deciso di raccontare noi stessi presentando il nostro poster così come avevano fatto loro. Appena abbiamo finito la nostra presentazione, i ragazzi hanno iniziato ad alzare le mani, chiedendoci domande sull’Italia, il suono della nostra lingua (usate alcuni “clic” mentre parlate?), Il cibo e gli animali che abbiamo …

Finalmente abbiamo ottenuto la loro attenzione e partecipazione: non erano timidi, si trattava solo di farli sentire a proprio agio e fare in modo che non si sentissero giudicati. Questo è stato per noi il risultato più grande, è stato il primo passo per costruire un rapporto equo e duraturo con loro. Allo stesso tempo, questo è l’approccio e il valore che PACO promuove, diffondendo il design partecipativo mescolando approcci diversi e adeguati, invece di utilizzare soluzioni prefabbricate e dogmatiche.

 
Alla fine, i risultati dei workshop sono stati interessanti e diversi temi sono emersi dai singoli lavori, (genere, famiglia, natura, mestruazioni, salute e teatro …) rendendo ogni partecipante più consapevole delle sue idee e delle sue aspirazioni. Abbiamo utilizzato queste differenze per costruire il laboratorio successivo tenutosi a fine giugno, dove i partecipanti hanno creato un video che rappresentasse il proprio CV futuro. In primo luogo abbiamo formato i partecipanti nell’utilizzare il programma Windows Movie Maker e poi li abbiamo supportati nella creazione di un breve filmato che raccontasse il proprio background personale, le proprie abilità, le aspirazioni e i piani per il loro futuro. E’ stato emozionante e faticoso ma in meno di due giorni abbiamo prodotto il loro video CV che mostreranno durante la giornata in cui riceveranno un diploma alla fine del programma di formazione a !Kwhua ttu.

 

Dopo questa prima immersione nella cultura San nell’accademia Kabbo a Khwa ttu, abbiamo volato su un volo di soli 30 posti a Windhoek, la capitale della Namibia, dove l’obiettivo del nostro soggiorno è stato di co-progettare un manuale per le associazioni che lavorano tutti i giorni con i giovani San. In particolare abbiamo iniziato a pensare alla prima versione del manuale con Kileni Fernandu, direttrice di Ana Jeh San Trust, l’associazione San che lavora con NUST (Namibia University of Science and Technology) all’interno del progetto PARTY. Loro organizzano prevalentemente workshop per i giovani San per supportarli a migliorare le capacità relazionali, quali la capacità di identificarsi con gli altri e diventare più sicuri di se stessi soprattutto nella ricerca di un lavoro nel cosiddetto “mondo moderno”.

PARTY e Ana Jeh San Trust lavorano insieme per incoraggiare i giovani a partecipare allo sviluppo di servizi per le loro comunità. Per aiutarli a immaginare come alcuni servizi possano migliorare e contribuire a uno sviluppo equo dei loro villaggi o semplicemente stimolare i giovani a essere leader di oggi e di domani.

Sfortunatamente, non abbiamo avuto l’opportunità di incontrare tanti giovani San in Namibia a causa del periodo di ferie e di esami, ma abbiamo avuto la fortuna di discutere con Kileni Fernandu, leader dell’associazione San, alcuni degli strumenti finora implementati durante i workshop del progetto PARTY. A partire da quelli, abbiamo elaborato un manuale composto da 4 fasi da utilizzare durante i workshop per realizzare un’azione di potenziamento progressivo dalla sfera individuale del singolo partecipante (ME, in quanto giovane adulto) al suo rapporto con la comunità locale (ME +, io e la mia comunità) e con uno scenario globale (ME ++, io e la gioventù del mondo).

Successivamente, abbiamo utilizzato la tecnica del card sorting per definire il formato, le caratteristiche e l’accessibilità del manuale partendo da un insieme di diverse opzioni progettate precedentemente da Paco. Il risultato è stato una prima bozza di manuale che le associazioni possono iniziare a utilizzare durante la loro sessione di progettazione dei servizi con i giovani per farli diventare agenti di cambiamento all’interno delle loro comunità. Contiene tutte le informazioni relative al processo di progettazione e tutti gli strumenti disponibili e relativi ad ogni fase di implementazione.

Dal momento che il progetto PARTY non ha occupato tutto il nostro tempo a Windhoek, abbiamo deciso di seguire alcune iniziative che Paco porta avanti da alcuni anni. Abbiamo offerto il nostro supporto su altri due progetti: il primo è la tesi di Helvi Wheeler e la seconda è l’associazione Mammadu Trust.

Helvi Wheeler è una dottoranda e docente al NUST e sta focalizzando la sua ricerca sull’utilizzo della tecnologia per incoraggiare i bambini a leggere di più. Insieme a NUST e ad altre Università in Europa, sta sviluppando un’applicazione che permette agli utenti di interagire di più con i libri attraverso suoni, quiz e disegni. Allo stesso tempo, sta supportando alcune scuole elementari a Katutura* a ridisegnare la propria biblioteca in base ai bisogni e ai desideri dei ragazzi e degli insegnanti.

*Katutura è la più grande township fuori Windhoek, il cui nome significa “il luogo dove nessuno vuole vivere”

Abbiamo deciso di supportarla partecipando prima ad un evento nel quale ha fatto testare l’applicazione ai bambini raccogliendo i loro commenti per capire come migliorarla. In secondo luogo abbiamo organizzato un workshop in una delle scuole elementari a Katutura e abbiamo progettato con gli studenti la loro biblioteca basandoci sulla loro immaginazione.

In primo luogo, abbiamo condotto una sessione di brainstorming con i partecipanti al fine di elaborare 4 diversi temi ispiratori per iniziare a progettare. Una volta che gli argomenti erano raggruppati e definiti (spiaggia, cielo, hotel, foresta), abbiamo realizzato con loro 4 prototipi utilizzando materiali di recupero e rifiuti per rappresentare i mobili, le tecnologie e i desideri che i bambini desideravano per la loro biblioteca. Come sempre, la prototipazione è stata un potente strumento per far emergere le idee e le esigenze più latenti, dimenticando le differenze anagrafiche e culturali.

Invece, Mammadú Trust (www.mammadu.org) è una ONG che svolge attività e progetti a favore di bambini in difficoltà economica o psicologica provenienti da famiglie svantaggiate o orfanotrofi. Come Paco, siamo sempre felici di trascorrere del tempo nella loro scuola colorata a giocare con i bambini, cucinare pizza e condividere le idee con il personale. Inoltre, li abbiamo supportati durante la Giornata dell’Ambasciata a Windhoek, preparando e vendendo zucchero filato per raccogliere fondi. Delizioso!

Una volta terminato il mese per PARTY in Namibia, ci siamo naturalmente concessi alcuni giorni per viaggiare e vivere il deserto, le sue stelle, il suo tramonto, ma soprattutto i suoi animali selvatici. In particolare, una famiglia di 7 elefanti del deserto ha deciso di dissetarsi bevendo l’acqua dal nostro rubinetto in campeggio, a ben 30 metri dalla nostra tenda…

È arrivato il momento di tornare in Sudafrica, ma questa volta nella città dei diamanti, Kimberley nella Provincia del Capo Settentrionale. Il Sudafrica è il paese più sviluppato d’Africa, dove la maggior parte degli africani meridionali sognano di emigrare, per una migliore istruzione o per trovare un lavoro ben pagato e poter mandare denaro a casa. Il Sudafrica è anche il paese che ha ottenuto l’indipendenza per ultimo, non dai suoi colonizzatori, ma dall’orribile regime dell’apartheid. Il Sudafrica è il paese dei sogni, l’arcobaleno delle culture, ma anche il paese di sofferenza, segregazione nascosta e disuguaglianza.

Un esempio chiaro di questo è Platfontein, un villaggio situato in una regione arida della provincia del Capo settentrionale, 15 km da Kimberley. La comunità è costituita da due tribù SAN, gli !Xun e i Khwe che hanno sopportato molte difficoltà come risultato di essere deportati, durante gli anni ’70, dall’Angola e dalla Namibia, a Schmidsdrift, vicino a Kimberley e successivamente a Platfontein. I giovani sono impegnati a cercar di affrontare il loro passato e contemporaneamente affrontare l’integrazione in una società che non li soddisfa idealmente, o forse non affatto.

Un esempio chiaro di questo è Platfontein, un villaggio situato in una regione arida della provincia del Capo settentrionale, 15 km da Kimberley. La comunità è costituita da due tribù SAN, gli !Xun e i Khwe che hanno sopportato molte difficoltà come risultato di essere deportati, durante gli anni ’70, dall’Angola e dalla Namibia, a Schmidsdrift, vicino a Kimberley e successivamente a Platfontein. I giovani sono impegnati a cercar di affrontare il loro passato e contemporaneamente affrontare l’integrazione in una società che non li soddisfa idealmente, o forse non affatto.

Oggi il tasso di disoccupazione a Platfontein è del 97% e la gente si basa principalmente su lavori occasionali in città piuttosto che dai sussidi governativi (circa 30€ al mese per ogni bambino che hanno).

Qui abbiamo lavorato con SASI (Centro di ricerca sudafricano per la cultura San) e con una radio locale – XK-FM – per realizzare un nuovo programma radiofonico progettato e gestito dai giovani. Abbiamo tenuto 3 laboratori in cui i partecipanti sono stati invitati a essere redattori, produttori e conduttori del proprio programma radiofonico. Inizialmente hanno scelto tre temi principali (stile di vita, cultura SAN e occupazione) e da lì hanno generato idee, realizzato il copione radiofonico per la trasmissione e registrato, all’interno dei loro studi, un campione audio di 15 minuti con il supporto dello staff radio.

Il risultato è stato ancora sorprendentemente positivo per noi, soprattutto grazie al  prezioso sostegno dell’Istituto Sasi e dei due giovani leader, Chakwanda e Sarie, appartenenti alle due principali tribù San (rispettivamente !Xun e Kwhe) che vivono a Platfontein.

La cosa più importante che abbiamo appreso durante le nostre mobilità è che, prima di condurre un workshop, è fondamentale creare un ambiente fertile dove lavorare. In altre parole, invece di entrare in una stanza e cominciare a chiedere ai giovani di produrre un elaborato, sarebbe meglio impostare prima un rapporto fidato e alla pari con loro.

Insieme ai nostri colleghi finlandesi, abbiamo inoltre usato sport e giochi come attività per rompere il ghiaccio o semplicemente divertirsi insieme. Un ottimo esempio è stato il workshop “Management Football”, in cui abbiamo organizzato e giocato una partita di calcio e contemporaneamente abbiamo discusso sull’importanza dei ruoli nella gestione di un team. E’ incredibile vedere come lo sport possa essere usato come mezzo per comunicare alcuni concetti in modo diretto e facile.

Questo è sicuramente l’approccio che continueremo ad adottare come PACOers ad Ottobre quando torneremo a Kimberley per implementare il programma radiofonico.

Rimanete sintonizzati.

 

Authors: Emanuela Delfino & Francesco Brutto

 

Proofreading: Isabela Sierra