L’incrocio

Milano, tardo pomeriggio di un giorno infrasettimanale qualsiasi. Il traffico è intenso e come spesso accade a quest’ora, alle tante persone uscite tardi dall’ufficio in viaggio verso casa, si uniscono quelle che stanno andando a divertirsi in qualche posto.

All’incrocio tra due importanti strade il semaforo è spento, probabilmente rotto, non lampeggia neanche. La strada sembra un piccolo “campo di battaglia”. In questa strana situazione di sospensione delle regole, in tanti anche normalmente tranquilli, ci sentiamo spinti a cercare di prevalere sull’altro. Ci si guarda attenti con i sensi accessi. Alcuni tentano di capire il comportamento degli altri per non creare incidenti, ma in molti sembrano voler sfruttare l’autorità sospesa, per cercare di far valere la legge del più forte o del meno rispettoso. Sembra di vivere una situazione d’emergenza, un momento al di fuori delle regole e dell’ordinario, il cui effetto su molti di noi è quello di sentirsi liberi di poter assumere comportamenti aggressivi, a volte irresponsabili.

Stessa ora e stesso incrocio. Oggi il semaforo funziona e il traffico è perfettamente regolamentato. La legge o se vogliamo l’autorità riconosciuta vigila. Ci lasciamo guidare dai segnali luminosi del semaforo e da ciò che significano come comportamenti da assumere. L’incrocio è ordinato ma nessuno guarda nessuno. I sensi sono spenti e non cerchiamo il contatto con l’altro. Seguiamo docili ciò che ci è stato insegnato, lasciando che le regole e la loro osservanza siano il modo per non avere problemi. Sembriamo svegliarci solo quando il comportamento scorretto di qualcuno ci infastidisce, perchè infrange le regole del codice stradale o del modo di comportarsi corretto fissato dall’autorità umana o sovraumana in cui crediamo. La responsabilità dei nostri comportamenti nei confronti degli altri e di ciò che ci circonda, sembra essere di sponda. Non è un problema di relazione con gli altri e con l’ambiente, ma di rispetto delle regole.

Di nuovo, stessa ora e stesso incrocio. Il semaforo questa volta ha il giallo lampeggiante. Arriviamo all’incrocio, rallentiamo e guardandoci da una macchina all’altra cerchiamo di entrare in contatto con gli altri per leggerne le intenzioni. Tutti i nostri sensi sono accesi per comprendere gli altri e la situazione. Qualcuno addirittura abbassa la radio per percepire meglio l’intorno. L’autorità è presente e lancia dei segnali attraverso il lampeggiare del semaforo, ma sembra che li interpretiamo non come una imposizione ma come un consiglio: rallenta! Stai attento…a te e agli altri. Inconsciamente percepiamo una situazione dove le regole ci sono, ma ci incentivano ad assumere comportamenti più responsabili, non attraverso il rispetto della regola ma con la capacità di entrare in relazione.

Con le dovute semplificazioni, l’incrocio è una bella metafora per riflettere sulla società che abbiamo costruito, sui nostri comportamenti e sulle relazioni tra noi e il mondo. Ciò che emerge da una lettura della società attraverso questa metafora, è la complessa ricerca dell’equilibrio tra regole e relazioni. Tra un sistema che aiuti le relazioni, ed uno che chieda il rispetto delle regole. Tra un ordine centralizzato basato sulla norma, ed uno diffuso basato sui comportamenti. Volessimo alzare ancora il tiro potremmo spingerci nel mettere ai due estremi, da una parte il Diritto (le regole create dall’uomo) e dall’altra la Biologia, il sistema di comportamenti che abbiamo nel DNA di animali sociali.

Leonardo Caffo giovane filosofo italiano, in alcuni suoi lavori si interroga proprio su questi due estremi per riflettere sulla vera essenza dell’etica. Ragionando sulla differenza tra etica e morale, arriva a definire l’etica del movimento e riflettendo su ciò che anima i comportamenti delle persone in relazione con ciò che li circonda, il concetto dello stormo umano: «c’è e ci sarà sempre un movimento a stormo, all’interno del quale ognuno di noi segue un compagno per indirizzare il corpo unitario che componiamo verso un obiettivo più grande».

Considerazioni che devono essere lette alla luce dell’evoluzione culturale della società, attraverso la creazione di quelli che gli antropologi chiamamo gli ordini immaginati. Gli ordini immaginati sono frutto della nostra immaginazione e sono stati creati per riuscire a far vivere e cooperare assieme grandi numeri di persone. La cooperazione tra persone che non si conoscono direttamente, il cerchio del noi e quello del loro ci direbbero i sociologi, poggia sulla reciproca fiducia data dai comuni valori in cui credono.

Come scrive lo storico Yuval N. Harary: “noi crediamo in un particolare ordine immaginato non perchè sia oggettivamente vero, ma perchè credendo in esso, pensiamo che ci metta in condizioni di cooperare efficacemente e di forgiare una società migliore”. C’è da chiedersi quale sia l’ordine immaginato in cui credere oggi. In un mondo dove spesso il cerchio dell’io corrisponde a quello del noi e con le nuove possibilità e rischi dati dall’esponenziale accellerazione tecnologica.

Come sappiamo i valori in cui crediamo non si limitano a rimanere nelle nostre teste e nei nostri discorsi, ma vi è una diretta relazione tra l’ordine immaginato e come organizziamo la realtà materiale che ci circonda. Perchè l’ordine immaginato sia infatti compreso, riconosciuto e non messo in discussione, dobbiamo crescere avendo attorno la rappresentazione funzionale dei valori dell’ordine stesso. Stiamo dicendo che il sistema da noi creato e nel quale viviamo, non si limiterà ad organizzare il mondo, ma influenzerà e formerà il modo di pensare e di agire delle persone. Questo è valido tanto per i grandi sistemi come gli stati nazione o le grandi organizzazioni, che per i piccoli sistemi come le imprese o le piccole comunità. La differenza però è che siccome le persone crescono e si formano nel sistema collaborativo pensato sulla grande scala, alla fine questo avrà effetti anche su quella piccola. La mentalità che si forma nel sistema basato sui grandi numeri di persone che non si conoscono tra loro, alla fine avrà un impatto anche nelle piccole comunità dove invece è possibile entrare in relazione diretta con tutti.

Ragionando con la metafora dell’incrocio potremmo quindi pensare, che un sistema con al centro il rispetto della norma formerà probabilmente persone più rispettose del “semaforo”, ma meno attente alle relazioni con gli altri. All’altro estremo che con un sistema con più spazio per le relazioni, ci sarà un funzionamento dell’incrocio più caotico, dato da un’interpretazione nel bene e nel male più flessibile della norma, ma le persone saranno più abituate a entrare in relazione. Di certo per entrambi il punto centrale sarà la crescita dell’individuo e il sistema educativo, inteso come scuola e società.

Detta così però è troppo facile. Basterebbe riuscire a mettersi daccordo su ciò che vogliamo e quali sono i valori e gli obiettivi che condividiamo e di conseguenza costruire ciò che ci circonda. La realtà purtroppo è ben diversa e i motivi sono molti. Vi è Infatti almeno un altro elemento da considerare. Dobbiamo essere consapevoli che le scelte che facciamo per organizzare il mondo che ci circonda, seppur prese con ragione e buona fede, produrranno se siamo stati bravi ciò per cui sono state pensate, ma ci saranno anche effetti difficilmente prevedibili e di cui ci renderemo conto solo con lo scorrere del tempo. Stiamo parlando infatti, di quello che viene definito un Sistema Complesso Adattivo. Semplificando, un sistema di questo tipo è caratterizzato da relazioni non-lineari, che possono generare dei comportamenti complessi non prevedibili. Tanti più elementi possono entrare in relazione e tanto più il sistema sarà complesso e imprevedibile.

La storia dell’umanità è costellata di miti, teorie ed invenzioni in diversi campi e discipline, che hanno generato visioni, desisioni e scelte, prese per far fronte a domande o necessità del momento. Ciò che abbiamo definito o scoperto in quel momento, ha poi influenzato negli anni e secoli successivi, il modo di pensare, agire e organizzare il mondo anche in maniera imprevedibile. Risvolti imprevisti che sono stati sia positivi che negativi. Un processo “sottotraccia” che avviene spesso in un lungo periodo e quando ci accorgiamo degli effetti imprevisti, è perchè sono talmente evidenti da essere diventati problemi. Questo dipende probabilmente da alcuni aspetti legati al fattore tempo e al fattore uomo. Innanzituto nel breve periodo riusciamo a concentarci bene sul cosa stiamo facendo e sul come lo facciamo, perdendo di vista il perchè. Il secondo aspetto invece, riguarda la tendenza che abbiamo a risolvere i problemi con soluzioni

che pensano al breve tempo, senza considerare la complessità del lungo periodo; ciò che oggi è una soluzione domani potrebbe essere un problema. Il terzo aspetto e forse il più importante, riguarda invece la poca prevedibilità del comportamento umano e l’assunzione da parte di chi prende le decisioni e deve valutarne l’impatto, di un modello di uomo ideale che agisce sempre in maniera razionale e prevedibile.

L’incrocio come metafora del mondo è interessante propio perchè ci permette di comparare, idealmente e realmente, il modello in vigore basato sul rispetto delle regole – semaforo funzionante con autorità che vigila e punisce le infrazioni – con altri modelli di cooperazione. Abbiamo la possibilità di valutare e vedere effetti previsti ed imprevisti, positivi e negativi, e poter osservare e riflettere su come i nostri comportamenti in un quadro di riferimento preciso, cambino al cambiare di pochi elementi. Potremmo considerarlo un esperimento sociale dove valutare il possibile cambio di paradigma del sistema attuale che in molti oggi reputano in crisi.

Il sistema attuale basa principalmente la collaborazione tra persone non sulla fiducia e nella ricerca di relazione diretta con gli altri, ma attraverso il rispetto della regola. Questo modo funzionale e “industriale” di organizzare il mondo ha i suoi risvolti indubbiamente positivi, ma ha anche effetti non previsti o indesiderati, che oggi in tanti considerano e percepiscono come negativi. Il fisico Fritjof Capra, autore di molti libri che mettono in rapporto le scoperte della Fisica e come organizziamo il mondo, fa risalire questo modo di pensare alle scoperte ed alle teorie dei filosofi e degli scienziati del XVII e XVIII sec. : “ la crisi in cui sentiamo di essere è una crisi di percezione. Come la crisi sofferta dalla Fisica negli anni venti, essa è una conseguenza del nostro tentativo di applicare i concetti di una visione del mondo superata, la visione del mondo meccanicistica della scienza cartesiana e newtoniana a una realtà che non può più essere intesa in funzione di tali concetti”.

Per noi di Paco che, ci occupiamo di innovazione sociale e progettazione collaborativa, i movimenti dello stormo umano e il poter ragionare sulle possibilità e alternative rispetto allo Status quo per capire se e come è migliorabile, sono fonte di continue riflessioni, domande e risposte tentate. Riflessioni che, nella crescente consapevolezza della complessità e della necessità di strutturare sempre meglio il modo per approcciarla, ci hanno portato a definire tematiche e basi del nostro approccio – Community Centered Design. Temi che giocando un po’ con pensieri e parole, qui mi limito a riassumere rimandando la discussione ad un’altra volta.

– Dal piccolo al grande. Dal basso verso l’alto. Da destra a sinistra. Dalla regola alla relazione. Menti ed esperimenti . Dal dire al fare. All togheter now. Funzione e sentimento. Ieri, oggi, domani. Ai mostri tempi. Dal me al noi al noi con voi . Pensiero collaborativo. Consapevolezza vs populismo. Tra utopia e realismo. Idealogia. Tra il serio e il faceto. Antropollocentrismo. Design “with” all. Vento di visioni. Sneakers on the ground. Specielizzazione. Ridendo si impara . In viso veritas. Esteticna. Capilalismo. Sincretismo sociale. Equilibri di contraddizioni……-

Settimana scorsa comunque, ho rischiato di fare un incidente. Ero su una strada secondaria e arrivando sovrappensiero ad un incrocio mal segnalato, non ho dato una precedenza. La persona nell’altra macchina era una signora che per fortuna è riuscita a fermarsi in tempo. Quando mi sono scusato con lei attraverso il finestrino, mi ha detto di non preoccuparmi che può capitare e che lei è sempre molto attenta quando arriva ad un incrocio, per se stessa e per gli altri.

Salutandomi, mi ha augurato una buona serata.

Autore: Stefano Anfossi (PACO Design Collaborative)